• Federica Brunoldi

I vecchi

di Tatiana Stefanini

Quando la scrisse, forse la più bella, era un giovane uomo, intorno ai trent’anni, pieno di vigore e di futuro. Le interpretazioni di questo brano, realizzate a quel tempo, sono di una bellezza indelebile, forse proprio per il contrasto intrinseco. Se chiudo gli occhi me lo vedo, le sue spalle larghe dentro alla sahariana bianca con i jeans e quei capelli, che portava lunghi a coprirgli la fronte ed un poca di timidezza mai andata via ad accompagnare quel suo naso a becco di falco. Spingeva con la voce, eccome se spingeva! La lanciava e la ritraeva, in piroette vocali che lasciavano senza fiato, come ammirare un acrobata sulla fune. Ero ragazzina, allora, e mi innamoravo disperatamente ad ogni giro del vinile, trafitta dalla contrapposizione di tanta tenerezza a tanto vigore. Raccontava di vecchi, come nessun altro me li aveva mai ritratti prima. Con la dolcezza e la sensibilità che può avere nello sguardo solo un ragazzo che osserva quegli occhi annacquati dalla pioggia della vita, quel camminare piano e soli con un cane ed una pena al guinzaglio. Non credo che da adulti si riuscirebbe mai a scrivere una poesia così intensa ed autentica, mancherebbe la malinconia e la distanza di chi immagina un crepuscolo, ma lo fa con gli occhi di chi appena si è destato. È da brividi pure oggi. Quando la canta. Sentirlo, non solo ascoltarlo. Soprattutto in questo tour. I suoi occhi sono un poco più storti, come barchette direbbe lui, e ti fissano sfrontati, senza più timidezza alcuna, sotto al peso di una fronte corrugata milioni di volte in migliaia di movimenti mimici ed i capelli sono bianchi e non la celano più. È spudoratamente autentico nel suo essere cresciuto e vissuto e divenuto un vecchio ragazzo che non sa bene che gli riserverà il cielo domani, pure se è Claudio Baglioni. Solo come un palo della luce, sarà ben difficile che resti, ma capisci che adesso è arrivato lì, in quell’età che descriveva ma non gli apparteneva. È anche un poco stupito d’esserci giunto, senza sapere bene come. La canta come una fosse una carezza infinita e lo vedi che alza gli occhi al cielo e con il pensiero cerca i suoi, che non ci sono più, nel buio verticale di questo palco. Dentro, in fondo allo show man, è rimasto quel ragazzo di allora ed io pure, che ti sto qui davanti. Non sarei questa senza te e tu non saresti questo senza di noi. In fin dei conti, amico mio, l’abbiamo trovata, a modo nostro, la maniera “di mettergliela ancora là, a questo tempo che va via così”.

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